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La conclusione è che si è giunti alla conclusione; avverto terminata una prima parte della mia vita mediata&mediatica - in effetti, giunta al punto già da un po', è che non sono mai stata abile nel cogliere al volo indizi. Beh, se è per quello, nemmeno evidenze manifeste. Appendo quindi un 'The end', come nella migliore tradizione di blogger arenatosi nel mare immenso dell'assenza delle proprie idee; per trovare ispirazione, forse dovrei cambiar aria. O forse anche no. |
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Hanno previsto, 'loro', una primavera breve e piovosa; un'estate tiepida, umida, di frequenti precipitazioni. Anche le mie ovaie sono precipitate sottobraccio a tali consolanti predizioni... |
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Fisico, reale; notte in bianco, a render lo stomaco a chi di dovere - il water - abbracciandolo teneramente; potrei uccidere per far sparire questo sapore metallico dalla bocca ed il mal di testa lancinante... |
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Che io l'iscrizione l'avrei anche fatta ed anche per la gioia dei due - e dico due - visitatori quotidiani sarei ben felice di scoprire che cippirimerlo di chiave di ricerca li ha portati sul blog più egoriferito e fancazzista dell'intera sfera. Ma proprio non riesco a piazzarlo, l'accatiemmelle del pulsantino 'Shynistat': e ci tenevo anche tanto a sembrare abile nella grafica... |
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...sono pericolose: per loro stesse. Il mondo reale scolora, l'immaginario diviene tangibile, la chimera animale domestico. Poi ci si ri-desta con la stanchezza cronica, l'umore nero, lo stress da eccesso di caffeina... |
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...uno svizzero non occuperebbe mai due posti, avendo pagato un solo biglietto... |
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Occhei, hai ragione, sono prolissa; ed occhei, hai ragione - utilizzo una quantità smodata di parole, inutilmente - è che mi piace leggerne il suono; occhei, la sintesi non è il mio forte. Occhei, ci proverò - in effetti di quando in quando leggermi mi annoia a morte... |
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Mi avvolge, colpisce, mi forza in direzioni non volute - subdolamente, utilizzando mezzi cui, adesso, non riesco a resistere - per poi abbandonarmi intristita, delusa da me stessa, quasi infelice. Gli ho dato un nome, l'ho personificato nella speranza di riuscire, presto, a prenderlo a calci nel suo appena creato sedentario! Nonsoché. Il malefico Nonsoché apparso dal nulla, figlio del Cielosasolocosa, quello che ogni sera mi siede accanto, sul divano blu che utilizzo esclusivamente per digitare su questo notebook - divano che stazionerà ancora per poco in casa se mia figlia continuerà ad utilizzarlo quale lavagnetta - e mi sussurra dolci, insinuanti, menzognere parole all'orecchio.<br> In genere presto attenzione - è così che mi sono ritrovata questo peso addosso, letteralmente - ma non stasera; stasera ho deciso di scrivere qui, non sulla solita moleskine nera, quella da borsetta, il classico giubbino di salvatggio: bellissima, profumata, sensuale al tatto ma ahimé poco adatta alla bisogna dal momento che le (poche) pagine riempite mica sono state COSI' terapeutiche.<br>Quindi cambio stategia - e mi sputtano pubblicamente. Se dovessi trovarmi ancora a scofonare cioccolata senza ritegno dopo cena, autorizzo chiunque a polverizzarmi il (cotanto!) sedere a pedate! |
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Nonostante questo silenzio perseverante - forse proprio di questo figlie; qualcuno a sciogliere i propri nodi; le letture delle parole di qualcuno a stringere i miei. Bit via etere ad altri bit, medium a medium perchè forte s'avverte la necessità (anche solo) di una cassa di risonanza. Non credo chiunque abbia avuto la sua 'via di Damasco' - io si: quasi un decennio addietro; ed è stato un velo squarciato sulla vacuità del molto, l'assurdità del 'qui ed ora', certezza di qualcosa acquattato tra le pieghe; più difficile comprendere quali, le pieghe.
Fronteggio il bancone del bar - ogni mattina, solito bar, solito cappuccino chiaro - e la deliziosa, truccatissima ragazzina che mi porge - come ogni mattina - il solito resto si fa inconsistente. Esistenza vana. Da poco levatasi affronta lo specchio, dubbiosa - indice destro all'angolo della bocca; osserva incerta l'enciclopedia dell'armadio sfogliando, capo a capo, il suo bagaglio culturale: esistenza altra, altro piano. Presuntuosa valuto: inferiore. Presuntuosa tenerezza nell'immaginarla, anche, nelle sue certezze, la stabilità fatta (d'un) auto, quella di lui, del bacio della buona notte sotto casa, prima di separarsi. Sogni in abito bianco. Tutto qui? Tutto qui.
La mia mente anni luce, parsec oltre - e dire che io stessa, in pre lallazione, mi permetto il giudizio, quando solo l'osservare sarebbe già troppo. Non riesco ad essere umile (MA lo vorrei?): poco mi tange del molto che vòrtica all'esterno ed è stata grande conquista o forse solo consapevolezza - ma l'osmosi impietosa opera ed inevitabilmente la domanda illumina la mente d'una luce che non è tale: quanto è giusto?
Purtroppo intuisco, intuisco solo: intuisco dietro la velina (del) reale indizi di quanto è Reale, regalmente inafferrabile alla mia limitata conoscenza. Per mia innata incapacità? Per inerzia? Per carenza dei giusti 'media'?
Atterrita - sola parola che rende giusta immagine al sentire - intuisco che l'ultima non è mera ipotesi. Trentotto anni ed ancora procedo carponi.
E' il confronto che mi manca, lì dove intravvidi la scintilla. Tutto qui - il resto è superfluo, orpello. Trascurabile. |
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'Io non so quello che mi tiene - che mi tiene unito a me'; cito a memoria, potrei non riportare correttamente (se del caso, Giù, scusa). Probabile sia l'esperimento a lasciar intravedere i primi felici esiti ma molto più ammissibile che il Nonsoché abbia allentato, per un poco, la morsa; ottimale sarebbe svelare tale Nonsoché, quel vizio di forma del mio vivere e compagno da decenni, circoscriverlo, relegarlo magari alla dimensione onirica che da tempo, già celiavo, mostra assai maggior rilievo che non la quotidianità diurna. Sogni vividi, spesso reali, più spesso verosimili che abbandonano, al risveglio, familiari sensi di conforto sino a quando non si manifestano, sovvenendomi alla coscienza il vissuto della notte; magari non attività inconscia, magari realtà diversa, parallela. Stranamente, quiete: il mio redde rationem in tre parole intermittenti - ma conosco il copione, vorrei ma non posso, potrei ma non debbo e quindi punto e da capo, nell'assenza che non è essenza dacché l'essenza non è nemmeno personificabile: essenza è, in fondo, solo l'idea. |
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Beh, diciamo solo 'mattutini', che tutto sommato partono&giungono dopo le otto: quotidiani - o quasi - e da anni, tra me ed il mio angelo, recentemente ribattezzate Dattero e Medusa (con evidente riferimento agli anni miei ed i capelli suoi). Succintamente riassumevo, in circa quattrocentocinquanta parole, l'attività onirica della notte appena trascorsa che vedeva coinvolti parecchi dei miei ex compagni di liceo - in tenuta estiva, le ragazze abbigliate di strani sari indiani - l'insegnante di italiano dell'epoca - oggi più che ottuagenaria - Val Kilmer ed un altro paio di personaggi allo stesso livello; nella fattispecie, aleggiava nell'aria una mia futura ed inevitabile unione con lo stesso che vagolava per il sogno in jeans e t-shirt bianca, scanzonato e burlone. Per dirla tutta, irresistibile e pirlesco. Ho espresso alla adorata Medusa il dubbio che la mia vita onirica si stesse rivelando assai più interessante della quotidiana, prospettandole la possibilità di un mio ritorno in analisi; la risposta è stata di questo tenore (testuale): 'Buon giorno mio tesoro, se continui a sognare fighi simili lascia perdere lo strizza e lanciamo sul mercato ciò che normalmente mangi di sera a solo uno e consumo femminile. Sai che bisness?' ...forse dovrei pagarla per essere la più generosa fonte del (mio) buonumore quotidiano... |
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Affascina ed attanaglia a sé; rispecchia le mie perplessità dell'adesso, questi stati d'animo sospesi, a volte, altre intermittenti ma sempre e soprattutto tesi. Tensione verso un 'oltre' che non riesco a definire sebbene appaia chiaro ai miei desideri; la desolazione mi assale incappando nella bellissima parrucchiera locale, bionda, magra, fisico perfettamente adattato(si) alle urgenti insistenze moderne - il capello decolorato ad arte, l'abbigliamento curato nei minimi dettagli, l'immancabile Smart; l'inevitabile omologazione. Griffe, materia. E quindi? Tutto qui? Tutto dietro un paio di occhiali fumé che nascondono occhi..alla ricerca di cosa? Cose? Rifiuto di farmi possedere. |
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...le abbreviazioni, le 'kapizzazioni', il linguaggio da 'short message' mi provoca l'orticaria; financo negli sms mi perdo tra la punteggiatura e l'interezza delle parole - probabilmente sono la sola sciocca al mondo ad inviare tre messaggi per dire quello che qualsiasi altra persona stiperebbe in uno (una chicca ed un vero tesoro per i gestori di telefonia!). Non sono dotta né acculturata né intellettuale - forse solo vagamente retrò. Ho seguito un corso di scrittura creativa un paio di anni or sono, l'insegnante aveva definito il mio stile eclettico (ma non in senso buono, ahimé) e vagamente desueto; una definizione di cui vado davvero orgogliosa. Evviva il demodè - ben venga un po' di sano ritorno a momenti in cui tutto non aveva questa folle velocità. Nel mondo mi trovo spiazzata, ora come ora - sarà un momento di depressione, chissà, o di debolezza fisica; o di resa, chiamalo come vuoi. Tutto quello che mi circonda mi frastorna, aspetto con ansia l'ora che mi permette di uscire dall'ufficio per tornare a casa - il mio guscio, quasi una tana incasinata e gatto-popolata. Non sono solita utilizzare alcun profumo - adoro il sentore naturale che emana la pelle pulita, detesto il mescolarsi delle fragranze delle creme quotidiane con le essenze profumate. Ed anche le essenze stesse, che per il mio gusto persistono eccessivamente. Spesso provocandomi feroci mal di capo. |
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Daddy Long-legs; devo averlo letto attorno ai nove anni, forse prima; mal sopportando la letteratura - che ai tempi pareva d'obbligo - classica per ragazzi e ragazze, potevo sfoggiare a dodici anni una brillante cultura Asimoviana, avendo già fatta mia la Trilogia (allora non era quadri-) Galattica ed alcune delle più belle 'Grandi Storie di fantascienza'. Nessun 'Moby Dick', assoluto ostracismo verso 'Cuore' e 'I ragazzi della via Pal', il mio, di cuore, era tutto teso verso Liz e Jane e Darcy e Bingley e quella scapestrata di Lydia. Poi venne Jerusha, chissà come v'incappai in questa perla di letteratura Statunitense fine diciannovesimo secolo; letteratura per ragazzi - meglio, per ragazze, alla stregua delle 'Piccole Donne'. L'ho ritrovato, in edizione economica - miracoli della 'rete'; Jean Webster, Papà Gambalunga. Iniziato oggi, lo finirò questa sera, figliolanza permettendo. Ecco com'era nata la mia insana, compulsiva, sfrenata passione per la scrittura... |
Manca la categoria 'amicizie'; se l'avessi creata in tempo, questo post andrebbe annoverato lì sotto. Sebbene amicizia sia, sul web, parola più che abusata (anche dalla sottoscritta), in senso lato v'inserirei tutti questi deliziosi contatti 'da commento', questa fitta rete di utenti che da un capo all'altro dell'italico suolo si tengono in touch tramite il flebile filo d'arianna del blog. Un nuovo tam tam mediatico ed un utilizzo insolito del commento: tu rimarchi qualcosa di un mio post, io m'inserisco, con la replica, in uno dei tuoi nuovi articoli; incredibile, vero? Il risultato è spesso surreale, mi ci perdo dietro commenti che paiono privi di senso perché assolutamente decontestualizzati. Mi sono adeguata, però - ho cominciato, forzando la mia pseudologica ed il mio senso del lineare, a rispondere seguendo questo ordine così caotico; vedremo dove condurrà questo meraviglioso teatrino dell'assurdo :) |
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..ma tu non ti consumi ad aggiornare.'. Ed han ben ragione, non mi consumo affatto. Non ho semplicemente più parole, non ho tempo per pensare alle mie parole, non ho spazio dove riordinare queste idee che si affollano, s'accatastano, sovrappongono immagini a parole. Esattamente come la cameretta che dovrei riordinare - se non proprio preparare; ci sono cose da gettare, altre da archiviare; alcune vanno stipate in cantina, prossimo passo direttamente la nettezza urbana; altre invece ancora hanno da decantare, un gradino più in alto, sfrattate dalla scatola di carta da parati e relegate nel misero cartone anonimo - destinate forse a divenire anonime anche loro. E' che non ho la forza di mettermi a rovistare nei miei cassetti, nelle mie scatole, nei tanti spazi troppo ingombri e male organizzati della mia bellissima parete ' a giorno' tutta in legno. Non ho forze per scovare, nei cassetti della mia mente, il fiume di parole che attende solo si rompa l'argine. Forse presto avrò altro da fare e quella piena, lentamente, rientrerà - ed io resterò con tutte le mie meravigliose parole non dette. Ad illuminarmi dentro. |
Del resto non mi sento di parlare, certe delusioni d'un mondo un tempo prossimo ed amico mi allontanano anni luce da questo: voglio prendere le distanze da alcuni e compenetrarmi ad altri. Forse vorrei semplicemente fondermi... |
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C'era una volta una donna che aveva senno e senso, una donna con sogni ed aspirazioni e progetti per il futuro; una giovane signora la quale amava fare e costruire. C'era una volta, prima di perdersi. Qualcuno saprebbe indicarle dove trovare lei? 
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Devo riprendere confidenza con la rinnovata piattaforma di excite; fatico ad inserire immagini - cosa che 'allora' mi era così semplice - e ad aggiornare il template. Sono ormai obsoleta, come la piattaforma ove staziona il mio storico blog: è un po' rinascere, forse; un po' tornare ad una casa a lungo disertata - c'è da togliere polvere dai mobili, ragnatele dai quadri, svecchiare l'arredamento, sfrondare le suppellettili; gettar via, anche, qualche monile, qualche ninnolo che ormai ha fatto il suo tempo. Da provare ad apparire meno sfocati... 
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A lungo ho pensato cosa fare di questo spazio; quasi mai m'è sovvenuta l'idea di eliminarlo - racchiude cinque anni di vita sempre diversa eppure sempre uguale a sé stessa. Sostanzialmente, sono io ad essere così - sempre uguale a me stessa. La vena poetica non l'ho mai posseduta, quella ironica viene troppo spesso ottenebrata da ben poco piacevoli incombenze reali. Pratiche. Consistenti. Il lavoro, la piccola, questa semivita da madre single, da figlia unica. Non abbandonerò questo mio pargolo incostante, queste decine di migliaia di parole perdute nell'etere. Forse ne muterò forma, necessariamente ruoteranno temi ed argomenti. Ma io - resto sempre io. Qui. Musa, forse. |
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D. Phelps - Una casa in sicilia
R. Mc Liam Wilson - Eureka street
M. Meimaridi - Le streghe di Smirne
P.G. Wodehouse - Una damigella in pericolo
P.G. Wodehouse - Le zie non sono gentiluomini
A. Monnier - Firmato Parpot
G. Genna - Assalto ad un tempo devastato e vile
V.M. Manfredi - L'armata perduta
M. Barbery - L'eleganza del riccio
T. Pratchett, N. Gaiman - Buona apocalisse a tutti!
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B. Starling - La rilegatrice dei libri proibiti
T. Chevalier - La vergine azzurra
C.R. Zafon - L'ombra del vento
N. Hornby - Un ragazzo
ON AIR:
Linus - Qualcuno con cui giocare
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Un quasi perfetto Tom Cruise in un 'L'ultimo Samurai' davvero ispirato. |
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LadyGaga - BadRomance, ossessivamente - compulsivamente... |
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strapparmi di dosso quest'apatia dell'intelletto! |
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'My name is Ozymandias, King of Kings:
Look upon my works, ye Mighty, and despair!'
Nothing beside remains. Round the decay of that colossal wreck, boundless and bare
the lone and level sands stretch far away.
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